venerdì 24 febbraio 2017

Fuori controllo


FUORI CONTROLLO

(Un racconto breve ispirato al brano dei Negrita)

Forse sono solo un satellite
(Fuori controllo)
Una porta che sbatte
(Fuori controllo)
Una distrazione, un'aberrazione, un giubbino di pelle nera fuori stagione

(Negrita)


Era solo un giubbotto di pelle nera fuori stagione. Stava appeso da tempo in quella cantina umida. Già, le cantine sono umide e i cuori spezzati, a volte. Sarebbe molto più comodo il contrario, ma non è così, e prima ti abitui, prima cominci a vivere. Forse era solo una luce, che esplose in cielo, forse era fame di vivere, forse disillusione.

Nell'aria della notte c’era un sibilo lieve e continuo a tener compagnia alla solitudine dei suoi pensieri. Beltà, Verità & Menzogne. Come un canale tematico sintonizzato sul dolore. Come un giubbotto di pelle nera, fuori stagione. Qualcuno lo aveva riposto in quella cantina. Due mani tremanti, forse due mani bramose, premurose, che avevano girato chiavi, smosso acque stagnanti e sorretto mondi invisibili.

Perché in fondo, le cose che più contano, alle volte, sono piccole, cagionevoli, proprio come rare piante che hanno bisogno di cure, e che si ritrovano a dover essere accudite da mani inesperte e traballanti. Mani sempre calde, con una temperatura che non ha bisogno di essere misurata, perché vive di bagliori smisurati, perché vive, perché?

Forse era solo un fragore, che si sentì nell'aria, forse era solo trasporto. In una notte inaffondabile viaggiavano entrambi, e senza mai incontrarsi si muovevano, nel vento che gridava rancore, nel vento, come se ci fosse una consegna che doveva essere eseguita.

Tutto quello che siamo è pensiero, tutto ciò che diciamo è calore. Anche le cose che restano a metà nel nostro esofago, anche le parole inascoltate e le preghiere che non vengono enunciate. Un corpo nudo, sopra un giaciglio, un cuscino che fa da colonna sonora al solipsismo, alla disperazione. Dannato vivere. Non tutti hanno un giubbotto di pelle nera, non tutti hanno una cantina umida. Molti provengono da una caverna dove sono state spezzate catene, dove sono state fatte promesse, a se stessi per lo più.

Contano lo stesso, contano permesso. Permesso, si può? 

Lui si muove, con passo lento e sgraziato, nella notte, in preda a tormenti, immerso nei pensieri, angelo guarda al passato, immerso, sprofondato in una malinconica rassegnazione. Ripensa a quello che c’è stato e a quello che non più sarà. Non c’è più tempo per la dolcezza, lo zucchero per essere sciolto perfettamente necessita di temperature elevate, di tempo e di una mano sapiente che mescola, gira, gira, in un moto infinito, come il Nostro Pianeta, come un Nostromo pazzo, che pensa solo a carezzarsi la barba e non si cura della rotta e non bada alle stelle che non sono più visibili ora.

Il cielo stellato è andato in tilt. L’equipaggio ha strippato. Il suo giubbotto nero di pelle luccica, mentre attraversa una notte infinita, inaffondabile. Ripensa a quella camera da letto, dove zanzare, rumori e umori suonavano come una rapsodia atlantica, una suite di incomprensioni e desideri, una sezione d’archi condotta come se non ci fosse un domani, come se il giro di ruota fosse solo un trucco: un espediente per tornare a vivere, a lottare, forse anche a respirare, Gloria, manchi tu, Gloria manchi. E’ una notte che dura un giorno, e la luce si nasconde per timidezza dietro un cappotto lungo. Il Nostromo ha occhi gonfi e lucidi, e occhi chiari che fendono la notte come se fossero due lame. Io non ho visto niente, io non ho fatto niente. Cronaca di un tradimento mancato. Dove siamo diretti?

Non c’è niente da fare, questo cielo maculato è andato in tilt. L’equipaggio si sente perduto, ora e nell'attesa di un diluvio che non vuole arrivare. Il giubbotto nero di pelle del capitano pare luccicare, mentre attraversa una notte infinita, inaffondabile. Memorie di battaglie mai combattute, e di emozioni celate, soffocate sotto una scorza dura, come quella di un mollusco.

Il mare disfa ogni cosa e il sale corrode lo scoglio della mente. Una volontà forte, impenetrabile. Uno sguardo fiero e perso tra l'aldilà e la terra ferma, tra il delirio e la volontà di ritorno.

Eppure lui è ancora lì, dentro una valigia di ricordi e sotto un cielo di guai. Sempre pronto alla ventura, non ha speranze e non si fa illusioni. Qui non c'è lieto fine, qui si brucia davvero, perso in balia della rosa dei venti, egli va, un moderno Odisseo, un incatenato Achab alle sue paure, ai suoi tormenti che lo tengono in vita, assieme a quel giubbotto nero di pelle, che luccica, dentro una notte che non vuole ancora cedere il passo alla luce.

Nel mare ogni cosa assume dimensioni extratemporali. Non ci sono incroci, non si avvertono coincidenze. Anche lo sguardo più attento a volte non vede altro che acqua.

Si respira e si vira, si respira sotto coperta, si sente tutto, come ogni buon cambusiere sa, non è permesso alcun errore, riporre vivande vuol dire garantire la sopravvivenza ai propri uomini, e non è sempre e solo merito del timoniere e la bussola bisogna averla fissa in mente. La responsabilità non si divide, oggi, e non c'è alcuna forma di democrazia, nella vita così come nella navigazione. C'è sentimento e c'è rimpianto. Ci sono visioni e aspettative. Ma dura tutto molto poco, sono come dei fuochi di Sant'Elmo e il buon marinaio questo lo sa, non ha altro che questa tenue speranza, di poter vedere un bagliore, una luce che non c'è. A ogni scalo un nuovo scampolo di tenerezza. Vale solo il ricordo di ciò che è successo. Vale solo il ricordo… di ciò che è il successo. Il passato non è una coperta che tiri fuori dall'armadio se senti freddo, è qualcosa di più...

Il marinaio scelto ripensa ancora a quella camera da letto, dove zanzare, rumori e umori suonavano una rapsodia atlantica, una suite di incomprensioni e di desideri, una sezione d’archi condotta come se non ci fosse un domani, come se il giro di ruota fosse solo un trucco, un espediente per tornare a vivere, a lottare, forse anche a respirare, Gloria, manchi tu, Gloria manchi. E’ sempre lo stesso pezzo, è sempre lo stesso cuore spezzato. E’ una notte che dura un giorno, e la luce si nasconde per timidezza dietro un cappotto lungo.

Era solo un giubbotto di pelle nera fuori stagione. Stava appeso da tempo in quella cantina umida. Già, le cantine sono umide e i cuori spezzati. Sarebbe molto più comodo il contrario, però nella vita e in questo mondo tutto ciò che è comodo non è reale, è finto come un tappeto da centro commerciale in offerta. Ci sono tanti tappeti che restano invenduti, non è solo la sua storia che resterà nello scaffale. Dovremmo creare una memoria supplementare per conservare anche le cose che non accadono, quelle cose che disperatamente vorremmo fossero reali, come per i produttori di tappeti scadenti. Credete fosse quello il loro sogno e la loro aspettativa?

Tutti quanti da bambini sognavamo di guidare una nave nella notte, di avere una barba da Nostromo, e di essere diretti verso il nostro destino di una battaglia infinita, combattuta però a colpi di cannone e di sciabola, e non di click, link e share.

Sono arrivato alla conclusione che noi esseri umani quello che davvero siamo bravi a fare non è pensare né agire, né costruire, ma soffrire. Siamo bravi come pochi a soffrire e ad adattarci alle storture della vita, del pianeta e della biologia.

Il vento sta cambiando e il sole splende
C’è chi lotta e chi si arrende
C’è chi dice cose nuove
C’è chi è morto e non lo sa

(Negrita)

FUORI CONTROLLO - UN RACCONTO BREVE DI DARIO GRECO





martedì 21 aprile 2015

Mare Nostrum

Come in ogni recita che si rispetti ogni cosa è importante. Ma questo è il teatro delle mancanze, la nostra vita ne è colma: di ciò che non abbiamo voluto, di ciò che non abbiamo potuto. Senza reali perché se non così è.

La vita si svolge sempre un metro più in là, guardiamo quel che vorremmo, ma anche no. Io non guardo più nessuno. Penso a quello che sarebbe potuto essere se, e che un giorno sarà. Diverso. Non chiedo più ascolto se non a me stessa. Ho aperto il capitolo dell’è o non è…non bado più alle inconcludenti sfumature. Io a volte c’ero.

Credo nello schiaffo. Credo in chi mi cerca. Credo in chi verrà al cinema con me questa sera. Credo nella maleducazione. Credo nella prepotenza. Credo in ogni atto che indichi una volontà. Credo nell'afferrare. Credo nel lasciarsi andare.

Abbiamo avuto e abbiamo dato molte possibilità. Sprecate, rimandate, illuse, disilluse. Il concreto fatica a farsi avanti e noi con lui. Paura. Impossibilità. Solitudine. Potevamo anche essere, eppur qualcosa siamo lo stesso, ma solo “un” qualcosa.

Credo in chi bussa alla porta anche dovesse essere la volpe. Non credo nei calcolatori seppur io stessa calcolo ogni cosa, ma come redenzione. Credo in chi getta l’amo al calar del sole di un giorno ormai perduto. Di un mare non più assoluto, ma solo assetato di una vita irraggiungibile, irrealizzabile.

C’è bisogno di essere ambientalisti per notare che il mare guarda verso di noi?

Accettare la diversità è la sfida del secolo. È la sfida di sempre. È accettare ciò che ci succede al di fuori di noi, malgrado noi. Accettare tutto per quello che è. Mare nostrum.

Little Rosaria

mercoledì 11 marzo 2015

l'imprevedibile virtù del fallimento


L'imprevedibile virtù del fallimento

nelle terrazze d'estate al blu bevendo notte e felicità
convinti di non morire più nei lunghi inverni delle città
mentre ti chiedi, ma tu chi sei?

il mondo scorre, fuori da ogni domani, come un film on demand che mandi a rotazione per non dover chiedere mai.
ma i tempi da modello della denim sono andati in vacca, e anche tu hai seguito la moda e sei diventato vegano
e ora ti atteggi a saputello in una città narcolettica piegata da un lungo inverno scontento
e ti muovi come un macaco acciaccato lungo la strada dell'Arco di Ciaccio 
in mezzo a zombie rincoglioniti da social network non ancora digeriti
che cosa credi di fare? non sei tu l'autore di questo monologo
sì, c'hai provato, ma ti mancava la stoffa e le capacità
e la tua penna è stata rubata e con essa anche il trono della provocazione e dello scherno

hai fatto un po' questo e un po' quello, è vero,
e hai visto un po' di cose che ora fai fatica a ricordare
e a credere siano state vere
ora ti muovi tra un blog e un sito di scommesse sportive
eppure sei consapevole di non aver ancora raggiunto un tuo equilibrio
e di non possedere una dimora che puoi chiamare casa

hai scordato le chiavi di casa e hai scordato come si sorride della vita
e pure l'amore ti ha voltato giustamente le spalle
non hai dato un calcio alla fortuna per il semplice fatto che i calci sei più abituato a prenderli che a darli

sei cresciuto con il latte intero di una madre amorevole ma appena hai avuto l'età della ragione
l'hai ripudiato scalciando come un invasato viziato e prepotente

cosa ti è rimasto di ciò in cui credevi? sei arrivato tardi alla festa in tuo onore
convinto che tutti avrebbero atteso un tuo gesto clamoroso
e adesso ti siedi a riflettere mentre i fallimenti si sono accumulati su pile di libri di dischi che non hai mai ascoltato
e stai seduto nell'ombra a ricordare momenti che non hai vissuto ma solo lasciato scorrere come la collezione moda uomo-donna di un catalogo di cui non ti importava nulla
nessuna faccia amica nessuna freccia da scoccare

tu riesci davvero a vedere i fenicotteri in volo? oppure mi sono drogato male? come fabio volo.
tu riesci davvero a sentire il rumore della strada e la pioggia che non può toccare il tuo viso morbido? gli uccelli sociali sono sempre stati una realtà nella tua esistenza, anche se non ricordo di averti mai visto al san vito, intonare un coro da stadio!

anche i capelli sono andati
e con loro il tuo sorriso ingannatore
e sei rimasto l'unico in pista
e sei rimasto l'unico teppista

ma ricorda sempre una cosa sola: l'amore è come una bomboletta spray che ti abbandona nel momento del biso


Ringraziamenti:

Antonio Nevone (Duff)

Master Stravinsky
Danilo Russo
Domenico De Cicco
Emanuele Chiarelli (Electric Floor)

Umberto Tozzi
Pippo Del Bono

Robert Eno

mercoledì 11 febbraio 2015

Il tablet di Pitagora



“Adamo ha chiamato la sua casa cielo e terra; Cesare l’ha chiamata Roma; tu forse chiami tuoi la bottega di un calzolaio, cento acri di terra, la soffitta di un letterato. Anche il tuo dominio è grande come il loro. Costruisci dunque il tuo mondo. Quando conformerai la tua visione alla pura idea della tua mente, ti si riveleranno le sue grandi proporzioni”. (R.W. Emerson)


Probabilmente sono un uomo solo. E anche la nostalgia non è voluta. La gente trova qualcosa nel tuo lavoro, la traduce in parole e poi va avanti per sempre. Del resto, perché non dovrebbe esserci nostalgia nell’arte? Io non ho temi voluti consciamente.   (Edward Hopper)

martedì 23 dicembre 2014

CLUBBING DI NATALE


Mi chiamo Gianpiero, ho settantatre anni, dopo una vita a lavorare sulle ferrovie mi godo la mia pensione. Ho visto crescere di colpo i miei figli e a causa del poco tempo a disposizione,
mi sono perso alcune loro tappe fondamentali. La cosa più bella della pensione è che finalmente posso godermi la famiglia e farmi in quattro per aiutare mia moglie nelle faccende di casa.

Da qualche anno le ho vietato di fare la spesa, adesso è il mio turno. Per la cena della vigilia ho portato a casa tanta roba da mangiare, non ho badato a spese, è giusto così. La tavola deve esser piena di prelibatezze e si sa, anche l'occhio vuole la sua parte.

Ho cucinato pesce insieme a mia moglie e le mie nuore. Eh si, ho tre figli sposati e la casa era piacevolmente invasa da bambini. Quest'anno a tavola non eravamo i soliti tredici, ma quattordici. Il mio primogenito Mario ha portato a tavola un suo caro amico che non sta passando un buon periodo.

Lo conosco da quando era adolescente, ho dimenticato il suo nome perché ci tiene a farsi chiamare Andrew Wave.
E' un giornalista musicale, mi ha spiegato che scrive articoli sui concerti che va a vedere e ogni tanto fa il Disc Jockey.

Non ho mai capito se gli piacciono le femmine o i maschi, sarà che si veste in modo strano.
Si mette le scarpe che avevo da ragazzino, polacchine rotte di cui mi vergognavo e camicie da boscaiolo. Non sono uno all'antica, anche a me piace la musica e la moda.
Ieri è stata una bellissima vigilia, a tavola coi figli e i nipoti si respirava un'aria bellissima.
Abbiamo bevuto un po’ più del solito, ma a Natale ci sta.

Poi è successa una cosa strana.

Poco dopo la mezzanotte e lo scartamento dei regali,
mia moglie ha cercato giustamente di togliere il bicchiere ad Andrew Wave perché stava esagerando.
Lui si alza di colpo dalla sedia lasciandola cadere alle sue spalle, il modo in cui ci guardava ha zittito tutti.
Teneva alto il calice come se fosse Gesù Cristo ed aveva lo sguardo alienato.
I bambini hanno smesso di giocare ed impauriti guardavano i loro genitori, io non ho accettato quel gesto brusco e l'ho ammonito invitandolo a riprendere posto.
Neanche il tempo di terminare il rimprovero, che lui mi ha interrotto dicendo:

"Tu devi soltanto andare a fare in culo e tua moglie non deve permettersi a togliermi il bicchiere di vino. Vino che ho comprato io, fra l'altro!
A questo tavolo si ride e si scherza, vi ringrazio per l'invito ma rimango basito per la vostra superficialità! Fino ad ora abbiamo parlato di quelle cazzo di ferrovie di merda, delle lauree dei tuoi figli, delle storie d'amore andate a male, della povera zia Assunta morta per malasanità, dei sacrifici per arrivare a fine mese, del furto nello studio di Mario, della nascita del figlio che gli ha dato la motivazione per superare quel brutto momento etc. etc. Ma non c'è stata nemmeno una persona che abbia parlato del mio problema!"

Nonostante fossi infastidito dalle urla e dai termini impropri, la sua ultima frase mi ha lasciato un forte senso di colpa quindi gli ho detto:
"Scusami Andrew, so che non te la passi bene ma pensavo non volessi parlarne a Natale. Credevo avessi bisogno di svagare, di pensare ad altro... Ti vediamo strano da un po’ di mesi ma non sappiamo cosa tu abbia. Ora te lo chiedo davanti a tutti. Qual è il tuo problema?"
Lui ha iniziato e gesticolare come un demonio e questo è quel che ricordo del suo discorso:

"Il mio problema??? Solo il mio??? Ecco l'ignoranza! Non vi accorgete che il problema tocca tutti noi! E' facile puntare il dito contro… ma tanto a VOI cosa ve ne fotte se il fenomeno del Clubbing in Italia non riesce a prendere piede??
Non ve ne fotte nulla, eh? Questa è una tragedia annunciata, lo sappiamo tutti che a breve questo problema si trasformerà in un disastro per l'umanità.
Ma voi preferite parlare di altro, di quelle cazzo di ferrovie, di cui non frega un beneamato cazzo a nessuno… avete la sensibilità sotto i piedi e gli occhi bendati come i peggiori omertosi. Specialmente tuo figlio con quel ghigno da persona falsa, corrotta, come quel mafioso di merda di Dell’Utri!
Lo volete capire che cazzo sta succedendo?! Il Clubbing non arriva e se non arriva è perché noi non siamo pronti a capirlo.
Preferiamo rimanere ancorati alle nostre convinzioni piuttosto che aprirci al Clubbing. Ma lo sentite il suono della parola??!?! Clubbing, CLUBBIIIIIIING!
Come fate a non capirlo, come fate a non amarlo?!??!!"

Caro diario, scusami se ho iniziato a scrivere soltanto a settantatre anni, però non so più a chi cazzo chiedere che cosa cazzo è questo cazzo di "Clubbing"!


25/12/2014

Emanuele Chiarelli

martedì 9 dicembre 2014

Buon Natale… qualunque cosa voi siate

RACCONTINI DI NATALE

Anche quest’anno arriva il compleanno di Isaac Newton e siamo tutti intrisi di aria natalizia ricordando il falegname palestinese, ebreo, adorato dai cristiani (giusto pe’ provocà)  e abbiamo tutti voglia di buttarci per le strade a mandare auguri e baci a chiunque sotto l’effetto delle allucinazioni provocate dal whiskey distillato clandestinamente da nostro zio con un alambicco con le saldature in piombo.

A casa mia dopo il cenone della vigilia, a base ovviamente di pollo e torrone, mio padre mi porterà in auto a spaccare le buche delle lettere con la mazza da baseball (ah le tradizioni del Natale).

E dopo a scambiarci regali (rubati da sotto l’albero del vicino), “Tieni questo è per te” “Grazie che caro, non dovevi” “Sì hai ragione, ora ridammelo” “Ti odio” “Non ti sopporto” “Sei stato adottato” … e poi via tutti a cantare canzoni di natale con un megafono sotto casa del sindaco alle 4 di notte.

Ci svegliamo la mattina di Natale facciamo colazione con il panettone del discount quello senza canditi e senza uvetta e che si chiama pandoro, e aspettiamo felici il giorno dopo di Natale che è festa uguale, e che se il giorno dopo Pasqua si chiama Pasquetta, non si capisce come mai il giorno dopo il Natale non si chiami Natalino.

E anche questo Natale passerà con qualche contuso ma nessuna vittima, all’anno prossimo e ricordate di bagnarvi con l’acqua e di mangiare sempre dopo mezzanotte.

Osiander

lunedì 1 dicembre 2014

Prime Mattine: alla ricerca della serenità di Piero Angela


Le strade deserte in un’alba autunnale sono tremendamente malinconiche. Una foglia gialla sul ciglio della strada copre una lattina di coca cola vuota, anche quella è piuttosto malinconica. E il sole non esce ancora, però è giorno, un freddo giorno come tanti altri. Un giorno in cui anche tu ti senti come tanti altri.

Ti svegli, ti alzi, fai colazione, ti vesti come avevi pensato la sera prima, e poi via per raggiungere qualcosa, per conquistare soddisfazioni durature per una vita che non dura o per trovare l’amore vero che forse non verrà mai perché te lo sei fatto sfuggire chissà quando e chissà perché.

E’ una cosa troppo melodrammatica? No perché le romanticherie di stagione mi irritano come immaginare il risveglio di Lapo Elkann in un albergo di lusso con accanto una modella croata, raccattata in qualche festa di amici, che si domanda quanti danari potrà estorcere al coglioncello  italiano vestito alla cazzo, ma tanto simpatico. O magari mi sbaglio e lo ama davvero. In ogni caso entrambi si svegliano insieme.

Stare con qualcuno è importante. Ci pensavo l’altro giorno quando ho visto il tipo che vende le rose. Non mi ha considerato proprio, tutte le sue attenzioni erano per una coppietta lì vicino. Allora ne approfitto per rivolgermi a lui, che sicuramente andrà a leggere questo post. Beh caro il mio indiano di merda te lo voglio proprio dire: le rose non le avrei comprate ma una cinquantina di centesimi te li avrei mollati lo stesso. E invece tu hai preferito la coppietta.

Comunque ‘sta storia delle anime gemelle  a me è sempre puzzata di cazzata: al mondo siamo sette miliardi e per quanto mi riguarda la mia anima gemella potrebbe anche essere nata in Guatemala ed essere morta da cinque anni che manco Carramba che sorpresa o Stranamore gemellati e condotti dal mago Otelma, in prima serata su La 7,  potrebbero riuscire a farmela incontrare.

Per il resto è mattina ed ogni mattina da un po’ di tempo a questa parte mi sto abituando a fare colazione. Mi dicono sia importante. Così, appena alzato, vado in cucina e con il sonno negli occhi addento un cornetto preso la notte prima. Poi mi viene sete e vado a bere un po’ di latte freddo dal frigo.

Oggi per sbaglio ho preso un bricco simile a quello del latte, era il  tavernello del mio coinquilino. Dopo il primo sorso ho capito il senso della vita che riassumo in due parole: NA MERDA.
Ma vi pare che a vent’anni io non riesca ancora ad essere felice? Non dico la felicità assoluta, ma mi basterebbe, per iniziare, quella felicità che aveva Gerry Scotti quando conduceva Chi vuol essere milionario e aveva davanti dei giovani e preparati laureati che sbagliavano la domanda da 300 “euri”. Mi basterebbe la felicità e la serena pacatezza che ha Piero Angela nelle puntate di Superquark prima di lanciare i documentari.

E invece niente, devi andare avanti fingendo, indossando la maschera dell’indifferenza e di chi scherza dalla mattina alla sera, allegro e scanzonato. Ma non sono triste (meglio ripeterselo). Basta abituarsi. E basta anche essere consapevoli che si perdono i sentimenti, l’entusiasmo, le belle cose, e i rapporti con le persone. Magari quelle persone che per un breve periodo avevi cominciato a sentire tutti i giorni e che adesso per non dare fastidio saluti solo timidamente da lontano.
Non le cerchi,  perché forse non hai più la possibilità di parlargli liberamente, ti senti a disagio perché pensi che uno come te potrebbe dare solo scocciature o disturbare. Vedete:ci si può lasciare bene e ci si può lasciare male: il problema di fondo è che comunque ci si lascia.

Non si ride, non ci si bacia, non si fa più l’amore, non si condivide qualche momento insieme. Così ti appunti sul promemoria del cellulare che ci sono persone che passano nella tua vita solo per ricordarti che il meglio è altrove e che per loro non sei tu. E quindi niente, il cuore si deve riabituare ai suoi spazi: ritorna ad essere un albergo dalle stanze sfatte. Fortuna che il sole del pomeriggio, quando non piove, colora un po’ ogni cosa riuscendo ancora a farti sorridere, come quando da bambino vincevi le biglie dei tuoi compagni… anche se a me capitava solo quando tutti erano ubriachi.

un racconto di Danilo Russo

giovedì 27 novembre 2014

Peppe Crillo, l’Origine del Male.

Uno dei fenomeni più interessanti del web è il fenomeno dell’antigrillogismo, l’antigrillogismo è la stessa faccia della medaglia del fenomeno del grillogismo, la fede assoluta nel sacro blog e nel verbo del comico genovese più famoso d’Italia (non Crozza, l’altro);  l’antigrillogismo ne è esattamente il contrario ma i toni e i paradossi sono esattamente i soliti.

Se per un grillogista esiste un’unica speranza: Peppe, per l’antigrillogista tutti mali del mondo sono causati da Peppe, al governo c’è Renzo e Lucia e il suo governo di veline, amici di banchieri e finti comunisti? Il paese affonda nella crisi economica e nella disoccupazione?

Chi se ne frega se il movimento Formica Atomica è all’opposizione e non conta un beneamato cazzo di nulla, la colpa è solo di Peppe.

E se per un grillogista la bibbia è il blogghe per l’antigrillogista esiste Giornalaismo il sito di ritrovo di ogni bravo antigrillogista e allora via a cercare tutti gli sfondoni del movimento Formica Atomica: “Il deputato Giuffrutti ha detto <più meglio> ahahahhahaha come sono stupidi” intanto il deputato Loscotti s’è intascato 5 miliardi di euri di tangenti, ma chi cazzo se ne frega mica è del movimento del male!

E via tutti a disegnare svastiche sulla testa di Peppe mentre Renzo e Lucia stringe la mano di un leader golpista di estrema destra il giorno dopo il 25 aprile.

Perché Peppe Crillo è la sola unica Origine del Male e quando non ci sarà più nessuna opposizione e tutti saremo come Bosca Boschi il mondo sarà un paradiso, e ora vi saluto vado a farmi la mia lobotomia per abbracciare il governo del Fare (schifo).

Osiander

sabato 1 novembre 2014

Il commissario Cundari



L'intricato caso del Rubagatti di Bagnara Calabra

Il commissario Santino Cundari era un uomo di poche parole. Sorseggiava una granita al limone di Sorrento, mentre sfogliava, con la  stessa attenzione di un monaco amanuense, le foto segnaletiche dei possibili sospetti. Lo guardavo sotto un sole caniculare che mi provocava un piacevole delirio. Nello stesso frangente l'appuntato Ivan Colapesce, mi si avvicinò nel maldestro tentativo di non essere notato. Ah, quanto è pasticcione l'assistente che mi ha propinato il comando centrale. Ciò nonostante riuscì a sussurrarmi nell'orecchio che il commissario Cundari aveva una tresca, segreta, ma come possono essere segrete le cose a Bagnara Calabra, con la moglie del proprietario della fabbrica di torroni.

Ora voi penserete che un prodotto che ha ricevuto l'IGP, malgrado la sua provenienza borbonica, possa essere indice di eccellenza e di riscatto sociale. Bene, è evidente che non conoscete così bene, come invece il sottoscritto le storie del sud. Questa è una terra maledetta, e non ci sono cipolle di Tropea o liquirizie di Rossano che tengano. In questa terra di sole, di intrighi e di maledetti imbrogli, caro commissario Cundari.

Fu una nottata inquieta, botte di vento arraggiate si alternavano a rapide passate d'acqua tanto malintenzionate che parevano volessero infilzare i tetti.

Il commissario Cundari era tornato a casa da poco, stanco per via della giornata di lavoro incasinata. Ma lui era un tipo complicato e gli era stato affidato questo incarico perché era l'unico capace di perderci la testa e la notte. Uomo scaltro e inquieto, con la passione per le buone letture, e in particolare per la fantascienza inglese.

Del resto quel caso poteva essere risolto solo da una mente non convenzionale, e di fatto come disse Sir Arthur Conan Doyle: "Una volta escluso l'impossibile ciò che resta per quanto improbabile non può che essere la verità."

Si era scordato di fare una telefonata importante, così indossata la vestaglia di raso d'ordinanza, scese le scale del suo appartamento e pescò nel suo cappotto l'agendina amaranto in cui annotava tutto quello che poteva servirgli per risolvere il caso.
Era un tipo preciso, puntale e scaltro. E non potevo certo sgarrare proprio adesso, dopo un'onorata carriera e uno stato di servizio impeccabile.

(Continua)

di Esteban Totano & Ercole Speranza

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LA PAGINA DEL MALE